Quasi come un archeologo

I proprietari di queste terre alte sono ormai troppo anziani per lavorarci, o sono emigrati all’estero da anni: il Comitato fa da tramite e garante tra i proprietari e persone come Paolo, distinto signore di Bassano del Grappa che da qualche tempo viene a leggere libri nel verde del “suo” terrazzo a Merlo di San Nazario. “Per ora lo tengo solo in ordine, ci ho piantato i lamponi e un paio di alberi da frutto. Nel futuro, chissà, mi piacerebbe provare con i semi antichi. Ma sono già felice di avere un bel posto all’ombra dove stare tranquillo, a 15 chilometri appena da casa”.

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C’è chi viene anche da più lontano, come Massimo e Maria Grazia, di Mirano (Venezia). Con orgoglio, ti dicono che il loro appezzamento al sole della Val Verta è il terzo, forse il quarto dato in adozione. Sono stati tra i primi a scoprire e a innamorarsi del progetto Adotta un terrazzamento, quando questo era ancora agli albori, durante una gita con il CAI di Dolo: “Era l’ottobre del 2010. Ci siamo subito offerti. Il nostro primo anno da adottanti l’abbiamo dedicato alla guerra coi rovi. Davvero, i rovi sono un disastro: in una giornata di lavoro intenso riuscivamo a ripulire al massimo due metri di terreno. Quando abbiamo piantato e raccolto le nostre prime patate, quella è stata davvero una gran soddisfazione. Purtroppo, abitiamo troppo lontani. Oggi non coltiviamo più le patate, ci limitiamo a tener pulito il terreno: abbiamo piantato la lavanda, che resiste bene al sole, e saliamo quassù solo per goderci il posto”.

Nei quasi 150 appezzamenti finora adottati, si intrecciano le storie più diverse: tra gruppi scout e studenti di istituti agrari, apicoltori, vigneti e uliveti sperimentali, progetti di reintroduzione sociale, stranieri, anziani custodi di tradizioni secolari e giovani coppie alla prima esperienza agricola.

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Chi adotta in maniera diretta un terrazzamento, se ne prende cura personalmente: lo ripulisce dalla vegetazione prepotente, rispolvera e fa brillare trasandate masiere, pianta pomodori, cavoli o fagioli, sfalcia prati e recupera le antiche canalette e vasche per l’acqua.

L’adozione a distanza, invece, finanzia il recupero di altri terrazzamenti in stato di abbandono da parte di una squadra di volontari locali.

I lavori grandi si fanno tutti assieme, quando possibile: il terrazzamento è storicamente un paesaggio complesso, insieme naturale e artificiale, che continua a richiedere un impegno enorme per il suo mantenimento. Anche qui sta il bello: “Lavorare in gruppo, recuperare la complessità di un rapporto anche fisico con la terra, condividere gli sforzi e i saperi per preservare un luogo prezioso – un luogo che a prima vista può sembrare cupo, e invece ha scorci bellissimi”. Marino fa l’insegnante in città, e in Valstagna ha ritrovato il verde carico del suo Meridione.

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